Blocco dei pignoramenti contro la sanità calabrese: a luglio 2022 la Corte Costituzionale tornerà ad occuparsi dell’ennesimo tentativo del governo romano di illegittimamente “screditare” i legittimi creditori.
Nel marzo 2020 il Governo Conte aveva fatto lo sgambetto ai creditori del S.S.N. bloccando i pignoramenti fino al 31.12.2021, ma la Corte Costituzionale aveva dichiarato il 7 dicembre 2021 la evidente incostituzionalità delle norme emergenziali che violavano i diritti di credito.
Ma le Camere romane hanno insistito nel gioco scorretto, da cartellino rosso, rintroducendo dopo pochi giorni dalla decisione dei Giudici della più qualificata Corte italiana, il blocco delle procedure di pignoramento a tutela della sola sanità calabrese, questa volta con la scusa della crisi di risanamento dalla sanità locale, crisi che dura da ben oltre un decennio in cui si sono alternati alla guida solo commissario sanitari decisi e inviati da Roma.
Infatti, inserendo nel D.L. n. 146 del 21.10.2021 (con l’art. 1 comma della legge di conversione del 17.12.2021) l’art. 16 septies comma 2 lettera g, è stata introdotta nei confronti della Regione Calabria la proroga del divieto di iniziare/proseguire procedure esecutive c/enti del SSN regionale calabrese.
Il provvedimento ha una espressa evidenza/ragione meramente politica, risultando completamente slegato dalla reale necessità degli operatori sanitari, a cui va a danno, anche per la mancanza di copertura finanziaria e per la mancanza di disposizioni volte a garantire i creditori della certezza di incassare le somme a loro dovute.
Ovviamente, come accaduto per il provvedimento che aveva disposto il blocco nazionale, il meccanismo della remissione alla Corte Costituzionale per rilevante e non manifestamente infondata questione di legittimità della nuova norma ad hoc per la Calabria, porrà rimedio all’illecito indirizzo dato dalle Camere con l’abuso compiuto con il D.L. n. 146/2021.
Ad oggi, è già incardinato dinanzi alla Corte Costituzionale un procedimento, nato da una originaria remissione del Tribunale di Cosenza dei provvedimenti di blocco del Governo Conte, che è stato esteso al giudizio di incostituzionalità di questa norma sopravvenuta, con una richiesta di sollevare ex officio questione di legittimità costituzionale della nuova norma, al fine di dichiarare l’incostituzionalità della stessa nella parte in cui prevede la “schermatura” della sanità calabrese da pignoramenti.
Il tema decisorio del Giudizio di incostituzionalità delle norme del Governo Conte, deciso dalla Sentenza n. 236/2021 della Corte Costituzionale (che aveva dichiarato l’illegittimità delle norme riaprendo la strada dei pignoramenti contro il S.S.N.) è il medesimo, poiché anche con riguardo al blocco dei pignoramenti contro la sanità calabrese: non è prevista copertura finanziaria, non è prevista procedura alternativa volta a garantire i diritti dei creditori, viene violata la par condicio creditorum, viene prevista una lunghissima sospensione delle procedure della durata di 4 anni che sommato al blocco dei pignoramenti intervenuto tra il 2010 e il 2013 (poi dichiarato incostituzionale con Sentenza n. 186/2013) ed a quello disposto per l’emergenza Covid (dichiarato incostituzionale con la Sentenza n. 236/2021) determinerebbe una sospensione delle procedure esecutive di oltre 8 anni in un arco temporale di 15 anni, realizzando uno squilibrio del sinallagma contrattuale che obbligherebbe i fornitori a fornire puntualmente e il fornito a poter omettere/procrastinare sine die il pagamento.
La Corte Costituzionale ha fissato udienza per il giorno 7 luglio 2022 e i legali di Collextion confidano che gli Ermellini vorranno confermare l’indirizzo assunto con le Sentenze del luglio 2013 e del dicembre 2021, dichiarando l’incostituzionalità della norma che ha disposto il blocco dei pignoramenti contro il servizio sanitario calabrese.



